Il necrologio del boss

24209983_10214901607322510_451178786_oDi Giulia Giacalone. Puntuale come ogni anno, da 19 anni a questa parte, viene pubblicato sul Giornale di Sicilia il necrologio a ricordo di Francesco Messina Denaro, padre del boss latitante di Castelvetrano Matteo Messina Denaro. Francesco Messina Denaro è stato il capo della mafia belicina e della provincia di Trapani, “il patriarca col bisturi” lo chiamavano perché sapeva bene incidere il territorio con la sua immanente presenza. Morì in latitanza il 30 novembre del 1998 a poche ora dall’arresto dell’altro suo figlio Salvatore. Il necrologio, firmato “I tuoi cari” è sempre lo stesso da un pò di anni, con l’unica differenza rispetto agli anni precedenti che non vi sono più citazioni latine o passaggi di brani del Vangelo. Francesco Messina Denaro morì da latitante, e il suo cadavere venne fatto ritrovare nelle campagne di Castelvetrano, vestito di tutto punto, pronto per le esequie. La vedova, Lorenza Santangelo quando arrivò nel luogo dove fu fatto trovare il corpo del marito, lo coprì con un cappotto di astrakan,pronunciando queste parole : “Unnarrinisceru a pigghiariti”, non sono riusciti (i poliziotti) a prenderti vivo. I funerali si svolsero “a porte chiuse” nella chiesetta del cimitero di Castelvetrano, il questore di allora, Giuseppe Zannini Quirini, vietò i funerali pubblici. Il prete che celebrò la cerimonia con due parole fece dissolvere ogni giudizio terreno (don Ciccio era già stato condannato a scontare un paio di ergastoli) dicendo che l’unico giudizio era quello divino. Da quel 30 novembre 1998 tante sono state le operazioni antimafia che hanno fatto terra bruciata attorno al boss latitante Messina Denaro. Le operazioni Golem I e Golem II, che hanno portato all’arresto di più di 30 fiancheggiatori del boss, le operazioni Eden I ed Eden Il che hanno visto finire in carcere la sorella del boss, Patrizia, il marito di questa, Vincenzo Panicola, i nipoti di don Matteo, Francesco Guttadauro e Luca Bellomo, ma anche una serie di professionisti, cosiddetti colletti bianchi, come Giovanni Risalvato, e imprenditori, e l’operazione Visir di maggio scorso che ha portato all’arresto di 14 fedelissimi al boss.

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